Malattie mentali, l’emergenza più trascurata

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Lo scenario è quello della conferenza promossa dalla Commissione europea nei giorni scorsi (16-18 dicembre 2014) a Venezia: trecento psichiatri provenienti da diversi paesi sono tutti d’accordo nel dire che il 75% delle malattie mentali colpiscono il paziente durante la giovane età, spesso fin dall’infanzia, che solo una parte ridottissima viene diagnosticata e che comunque non viene curata con continuità.

Un problema che colpisce un quarto della popolazione mondiale considerata “sana” solo perchè in giovane età ma che appena diventa “adulta” viene emarginata in invisibili storie familiari o sanitarizzata se i disturbi sono più gravi.

Paradossale ma efficace la declinazione del problema fatta da Giovanni de Girolamo, psichiatra dell’Irccs e coordinatore scientifico della conferenza: «Cosa succede se diagnostico un tumore nell’adolescenza e lo affronto nell’età adulta?».
Lo stesso de Girolamo, studiando ragazzi italiani tra 10 e 14 anni ha rilevato la presenza, al momento della valutazione, di un disturbo mentale nell’8,2%, percentuale più bassa di quella americana (10-20%), ma simile a quella rilevata in un ampio campione della popolazione italiana adulta (8%).
A Venezia si è parlato schiettamente di problemi di int

egrazione tra i servizi psichiatrici nel passaggio dall’infanzia all’età adulta. Siamo di fronte, è stato ammesso, a una ‘colossale sottovalutazione’ delle problematiche mentali delle persone tra i 10 e i 24 anni, eccellenti sul piano fisico ma attraversate al contempo da problemi psichici e comportamentali che possono avere un impatto devastante sulla carriera scolastica ed universitaria, con conseguenze drammatiche. Come è stato ripetuto durante la conferenza veneziana, il suicidio è già la seconda causa di morte dei giovani tra 15 e 29 anni, la schizofrenia insorge intorno ai 25 anni per gli uomini e ai 27 per le donne ma viene diagnosticata e curata con grave ritardo e si riscontra un’esplosione dei problemi pediatrici, a partire dai disturbi d’ansia.

Dai 10 ai 24 anni quidi c’è una mancanza di diagnosi, presa in carico e di cura che porta alla cronicità delle patologie in età adulta spesso legata all’abuso di sostanz

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e (tabacco, alcol e cannabis)

Quanto poi alla prevenzione, anch’essa è sottovalutata, mentre, come è stato osservato  «un banale screening del medico di base, che abbia l’accortezza di porre alcune domande ‘strategiche’ al giovane permette di individuare il rischio di depressione e suicidio».

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